viagra generico comprare viagra cialis originale super kamagra acquisto kamagra acquisto viagra cialis generico acquisto viagra viagra donne levitra prezzo levitra generico kamagra 100 mg cialis prezzo cialis 20 levitra senza ricetta Cialisgenerico acquisto cialis cialis senza ricetta

uggs sko louis vuitton oslo nike sko polo ralph lauren dame louis vuitton norge oakley norge parajumpers norge oakley briller polo ralph lauren salg moncler jakke ray ban solbriller canada goose norge ray ban norge woolrich jakke parajumpers salg



Home Page > Le nostre opere > Scuola > L'educatore cleliano

L'educatore cleliano

 

Portate a tutti un raggio

della tenerezza del Cuor di Gesù.

(Clelia Merloni)

L'educazione come cammino di reciprocità.

...ed educando camminiamo.

 

In un mondo sempre più globalizzato, dove fedi e filosofie di vita anche molto diverse tra loro si incontrano quotidianamente, dove progressi tecnologici e medico-scientifici si succedono con rapidità impressionante, noi, educatori all’interno di una scuola cattolica, siamo chiamati a contribuire non solo all’istruzione di coloro che saranno i cittadini di domani, ma alla formazione della loro persona ispirandoci all’insegnamento ed all’opera di Clelia Merloni.

Per Madre Clelia educazione significa promozione integrale della persona umana, è opera di  amore[1]: carità, cuore paterno/materno, amore esigono anzitutto la conoscenza dei bisogni profondi dei ragazzi; senza avere capito i bisogni dei ragazzi non si può instaurare un dialogo educativo; educare è più che un promuovere successi accademici. Insegnanti, amministratori e tutor lavorano insieme per sostenere gli studenti in tutti gli aspetti del loro sviluppo, inclusa la formazione umana.

Troppo spesso, gli studenti fanno fatica a trovare dei modelli positivi che li aiutino a diventare membri fattivi della società. L’impegno formativo della scuola può aiutare gli studenti ad acquisire valori come il rispetto, la responsabilità, l’onestà, creando cambiamenti positivi attraverso l’intera comunità.

E’ grande la nostra responsabilità, siamo chiamati ad essere modelli,compagni di viaggio dei nostri alunni, in un certo qual modo interpreti, “traduttori” del progetto che Dio ha pensato per ciascuno di essi ed in ultimo chiamati a rendere conto prima di tutto a Lui delle anime che ci sono affidate. Non diamo per scontato, solo perché siamo insegnanti, di conoscere veramente ciò di cui hanno bisogno i nostri ragazzi: talora i loro “no” vogliono dire “si” e viceversa.

Per capire i loro bisogni dobbiamo, dunque, imparare i loro linguaggi. E i loro bisogni sono differenti per qualità, peso e valore. I bisogni-diritti fondamentali sono quelli di natura fisiologica e psicologica. Sono bisogni presenti in ogni tipo di cultura e civiltà. E se restringiamo ancora l’obiettivo su questi bisogni-diritti, ci accorgiamo che alla base di tutto ci sta il bisogno di una figura paterna e materna, il bisogno di sentirsi presi sul serio, il bisogno di affetto.

I ragazzi hanno bisogno di sentire che sono un valore per quello che sono, non per quello che fanno; che sono un valore per se stessi (stima di sé) e per gli altri . Le azioni che essi compiono hanno bisogno di essere valutate oggettivamente: definite buone o cattive, giuste o ingiuste. I ragazzi hanno bisogno di amare ed essere amati. Nell’intero arco della vita umana questo bisogno vuole essere soddisfatto in tutte le sue forme: dall’amore filiale all’amore materno e paterno, da quello amicale a quello sponsale. Dentro ogni persona c’è la capacità potenziale e l’esigenza di amore filiale, fraterno, coniugale, materno o paterno. Questo bisogno è necessario dall’infanzia alla vecchiaia. La salute e la felicità dipendono moltissimo dalla capacità e dalla possibilità di donare amore e riceverlo. I ragazzi non possono essere soltanto soddisfatti dall’amore che si dà loro; hanno assolutamente bisogno anche di amare.

Se non avranno questo duplice bisogno da soddisfare non saranno contenti, diventeranno tristi, reagiranno con maniere forti, con la fuga, la ribellione, la depressione, l’angoscia, la violenza, il furto. E soffriranno molto. Se l’educazione, allora, è cosa del cuore, occorrerà dilatare il cuore nostro e dei nostri ragazzi, perché si stabilisca un vero flusso educativo. L’educazione è un’arte gioiosa; non può essere un lavoro forzato. L’educazione non tollera ricette, formule, cliché, esige nell’educatore originalità e individualità: chiede che si educhi con gioia.

Quando pretendiamo di fare gli educatori con la presunzione di essere uomini e donne arrivati che non hanno più bisogno di essere educati alla vita, diventiamo ipocriti. Colui o colei che non ha scoperto il senso e il valore della propria vita non può indicarli agli altri.

Come possiamo dire all’altro: “Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, quando non vediamo la trave che è nel nostro? Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in una buca? (Lc 7,39-45).

La prima e radicale motivazione dell’azione educativa è il vero bene del ragazzo, il suo interesse, la soddisfazione dei suoi bisogni fondamentali espressi con una tenerezza che non significa mollezza, ma rispetto, attenzione, amore per colui che sta davanti a noi è.

È questo il punto di partenza di un’educazione che, partendo dal cuore dell’educatore, tocca il cuore del ragazzo, sprigiona energie positive della persona. Questo è un amore sempre vivo, attivo, paziente e fiducioso, sempre teso verso il bene e la felicità dell’altro. Se il ragazzo è circondato da questo amore difficilmente si lascerà vincere dal male, perché è l’amore il migliore immunizzante, anzi incomincerà pian piano a generare una risposta, il desiderio di corrispondere alle attese, il desiderio di rispecchiarsi nell’immagine di chi ha davanti, il desiderio di scoprire cose nuove ed infine il desiderio di studiare, non come esercizio accademico, ma come mezzo per la propria promozione integrale. La missione che, come educatori “cleliani”, abbiamo davanti al mondo è quella di “rivelare Cristo ai fratelli”[2], ma con la stessa tenerezza che usò Gesù[3],perché i nostri ragazzi sentendosi amati siano in grado di:

a) Vivere la propria libertà con dignità e rispetto, nella consapevolezza di essere parti di un progetto divino.

b) Volere sempre e soltanto il bene, pur tra gli inviti e le seduzioni.

c) Giudicare con chiarezza e sapienza, per poter distinguere il bene dal male e scegliere ciò che conduce a realizzare la propria persona all’interno del piano di Dio.

 

 

 

 



[1] Cfr. de Farias P., Clelia Merloni Madre e Maestra, Roma 1988, pagg. 243-244

 

[2] Cfr. de Farias P., o.c., pag. 261.

 

[3] “Lasciate che i bambini vengano a me” ( Luca 18,16 )

 



Segnala ad un amicoStampaTorna alla pagina precedente